Mentre si preparano per il turno successivo, due gladiatori osservano l’arena: un combattente è a terra, disarmato e sovrastato dall’avversario che ora lo ha in pugno. Subito lo stadio esplode in un boato di festeggiamenti e insulti. Un mare di pollici versi si leva dagli spalti, un gesto secco e veloce della lama nel collo consegna al pubblico il suo vincitore. Il sangue dei gladiatori, da bere direttamente dalle loro ferite, era un modo per curare chi soffriva di epilessia al tempo degli antichi romani. Moreno Carbonero, Jose (1882), Gladiatori dopo il combattimento, Museo del Prado, Madrid. Il gladiatore trionfante saluta la folla e ringrazia le autorità, allontanandosi dal cadavere: dal bordo dell’arena di combattimento alcune persone si avventano sulla ferita giugulare dell’ultimo lottatore. “Ecco i morbosi assetati!” esclama il guerriero più anziano, infilandosi l’elmo. Il più giovane fa una smorfia, raccoglie il suo tridente e pronuncia le sue ultime preghiere agli Dei. L’assunzione diretta del sangue ha toccato ambiti sacri e mondani. Inserendosi nel complesso rapporto tra religione e scienza, il sangue è stato oggetto di ricerche alchemiche, volte a distillare quella ‘quintessenza’ che avrebbe ristorato le forze e protetto il corpo da tutti i mali – opinione condivisa tanto da santi cattolici come Alberto Magno, quanto da scienziati ‘laici’, come Marsilio Ficino. Non solo rivitalizzante o ‘elisir di lunga vita’: una coppa del loro sangue condivisa tra sposi Zulu ne sancisce e rafforza il legame a un livello simbolico più viscerale del mero riconoscimento sociale della loro unione. Nel laboratorio sotterraneo una luce fioca illumina gli strumenti dell’alchimista. Alambicchi, ampolle e calderoni di ogni misura proiettano le loro ombre tremolanti alle pareti, corredate di mensole con vasi di ingredienti oscuri ed esotici. Un fumo denso dall’odore acre riempie la stanza, mentre un uomo incappucciato sta maneggiando attrezzi dalle forme bizzarre. “Finalmente!” esclama trionfante “La quintessenza del sangue umano! L’elisir che ridà la vita anche a un moribondo”. Alambicco per la distillazione. Istituto di storia della scienza, Philadelphia. Uno dei riti che sanciscono l’unione matrimoniale è la condivisione tra gli sposi di una coppa del loro sangue. Caney B.W, Sciamano Zulu, Wellcome Collection. San Alberto Magno (1206-1280) è considerato uno dei maggiori teologi del Medioevo. Oltre a essere un rappresentante religioso, era filosofo, medico, ricercatore e sosteneva l’assunzione diretta del sangue per migliorare la propria salute. Marsilio Ficino (1433-1499) è stato un filosofo, medico e alchimista rinascimentale che ha fondato la scuola Neoplatonica a Firenze. Ricercò la quintessenza del sangue umano come elisir di lunga vita. Incisione della Scuola italiana (data sconosciuta). Coppa Zulu, Wellcome Collection. Calice per la messa (1450), Walters Art Museum, Baltimora. | 21 20 | Van Gent, Joos (1480), San Alberto Magno. Galleria Nazionale delle Marche, Urbino.
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