Filo_rosso_2026

Nei Devi Bhagavad Purana la dea Kali deve bere tutto il sangue del demone Raktabija per evitare che le gocce delle sue ferite lo facciano rinascere in nuove forme. Assumerne il sangue, o offrirlo agli dei come loro nutrimento, rappresenta la vittoria totale sul nemico, il supremo trasferimento delle sue forze al vincitore. In questo mito indiano, il significato si amplia: chiamata a combattere il semidio Raktabija, la dea Kali deve raccoglierne ogni goccia di sangue persa prima che tocchi terra. Raktabija infatti rinasce in una nuova forma da ogni goccia. Con l’aiuto della dea Durga, Kali beve tutto il sangue di Raktabija: non solo mette il nemico sotto il suo controllo, ma purifica e protegge il mondo assumendo su di sé tutto il sangue malefico che lo contamina. Il mito insegna inoltre a conquistare i demoni interiori, insicurezze e paure, per elevarsi al di sopra dei propri limiti. Il pellicano nei bestiari medievali si ferisce e nutre i suoi piccoli con il suo sangue. É una figura metaforica di Gesù Cristo che si sacrifica per l’umanità. Tessuto indiano (1750-1800), Smithsonian Design Museum, New York. Nei bestiari medievali, il pellicano è un leggendario uccello che si ferisce al cuore e sacrifica il suo sangue per salvare i suoi piccoli dalla fame. È stato assorbito dall’iconografia cristiana quale figura christi. In questo caso il rapporto sinergico e prolifico tra sangue versato e sangue assunto è più evidente. O Kali dagli Occhi Grandi! Lascia che io infligga un colpo dopo l’altro a Raktabija, così che tu potrai berne velocemente tutto il sangue, mentre distruggiamo le sue forze. O Camunda! Così tutti i Danavas saranno sterminati e consegneremo a Indra, signore dei Devas, il suo Paradiso senza alcun nemico; così potremo tornare con gioia nei nostri luoghi, in pace. (Da: Devi Bhagavata, Purana, libro V, cap. 29) | 23 22 | La trasfusione di sangue ha avuto un percorso lungo e tortuoso prima di giungere alla forma che conosciamo attualmente. Una tecnica sicura ed efficiente di trasfondere sangue arriva dopo millenni, per ovvi limiti di conoscenze anatomiche e di tecnologie disponibili. Nonostante non fossero conosciute le proprietà fisiologiche del rosso liquido, l’associazione tra il sangue e l’energia vitale risale almeno all’antica Grecia, da cui ci giunge il primo esempio scritto di un pensiero sulla trasfusione. È improprio, tuttavia, parlare di ‘trasfusione’, poichè lo scambio avviene per via orale, ovvero bevendo il sangue dell’altro. Lo scopo primario è cambiare il sangue per cambiare il corpo, e cambiando il corpo cambiare i costumi: riacquisire forze dal rosso altrui, e magari qualcosa di più. Il coraggio dal sangue di un leone, la mitezza dal sangue di un agnello, la forza dal sangue di un toro... Considerando l’intreccio indiscusso tra il sacro e il profano, tra la medicina e la magia e tra la scienza e la superstizione nei secoli, non bisogna liquidare come ignoranti o ingenue credenze di questo tipo. Esse sono coerenti con le visioni del mondo in cui sono sorte, e sopravvivono simbolicamente in ritualità liturgiche e in narrazioni vampiresche che ritornano con ricorrenza. Il mistero e il fascino del sangue persistono, irrisolti.

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