IL FILO ROSSO 26 20
IL FILO ROSSO 26 20 Responsabile del Progetto Paolo Giacomelli Comitato Promotore “Il Filo Rosso” Amici Donatori di Sangue - Policlinico di Milano Dipartimento di Medicina Trasfusionale, Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico Ideazione, realizzazione e allestimento Pietro Cardoso (©Pietro Cardoso 2025) Redazione Lisa Allievi Carli, Francesca Arrigoni, Lisa Giupponi, Daniela Graia, Maria Laurora, Linda Rossi Ringraziamenti Si ringraziano tutti coloro che, a vario titolo, hanno messo a disposizione le proprie idee, competenze professionali e tecniche per la realizzazione di questo progetto. Per il supporto e la ricerca del materiale: Giulia Basaglia, Alessandro Del Gobbo (Anatomia Patologica), Elisa Erba (Area Trasfusionale) e Paolo Galimberti (Beni Culturali) della Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico). Per il supporto nell’allestimento dei pannelli espositivi: Elena Costantini, Antonio Occhiuto, Franco Rotondi e il team manutenzione della Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico. Per la stampa dei pannelli espositivi: Fotorent Milano
Indice Introduzione Il Filo Rosso Accettazione donatori Attesa visita medica Attesa donazione Riferimenti bibliografici p. 7 p. 9 p. 13 p. 17 p. 35 p. 38
Care Amiche e cari Amici, voi siete i protagonisti di un gesto di grande responsabilità civica e di cittadinanza attiva, a ogni donazione scegliete di prendervi cura della vostra salute e di quella della comunità nella quale tutti noi viviamo: lo sapete e lo dimostrate con la continuità delle vostre donazioni nel tempo. Il tempo è quello della continuità, ma anche quello dell’attesa che caratterizza il passaggio da una sala all’altra fino alla donazione. Quell’attesa è un momento di pausa dalla frenesia della vita di tutti i giorni, uno spazio vuoto che siamo finalmente noi a decidere come riempire e, tra le innumerevoli possibilità, vogliamo aggiungerne una che stimola la curiosità verso la scoperta. “Il Filo Rosso” è una mostra che nasce proprio dal desiderio di offrirvi, nel tempo dell’attesa, un’occasione di esplorazione artistica, storica, mitologica. L’ospedale è luogo di cura, prevenzione e ricerca scientifica, ma può essere anche spazio di bellezza e conoscenza. È per questo abbiamo voluto portare l’arte dentro al nostro Padiglione Marangoni, creando un dialogo inedito tra medicina, scienza, storia e immaginazione. In ogni sala, una narrazione diversa: dagli strumenti della collezione storica del Policlinico, testimoni silenziosi di un’evoluzione medica secolare, alle suggestioni delle antiche Wunderkammer, fino alle inaspettate architetture microscopiche del nostro corpo, umano. Non troverete qui messaggi sulla salute o relativi a comportamenti virtuosi – li rappresentate già voi con la vostra scelta di donare il vostro sangue. Troverete, invece, un invito alla curiosità e alla conoscenza della storia e dei miti antichi sul tema che ci unisce tutti: il sangue, nelle sue molteplici dimensioni culturali, scientifiche e simboliche. Vi invitiamo ad attraversare questo percorso, realizzato dal giovane artista fotografo P. Cardoso, con spirito aperto, lasciandovi guidare dalla vostra sensibilità. Ogni immagine è un’opportunità di dialogo, di approfondimento o di semplice meraviglia. E se anche qualcosa vi lascerà perplessi consideratelo un aspetto positivo: l’arte ha fatto un buon lavoro quando porta nuove domande. Buona visita e, come sempre, anche una buona donazione. Paolo Giacomelli Presidente Amici Donatori di Sangue Policlinico di Milano Daniele Prati Direttore Dipartimento Medicina Trasfusionale Policlinico di Milano Introduzione | 7
Il Filo Rosso nasce dal desiderio degli Amici Donatori di Sangue di offrire, negli spazi del Centro Trasfusionale, un percorso visivo, elaborato dal giovane artista Pietro Cardoso, che accompagni i donatori durante la loro visita e offra nuovi stimoli e occasioni di scoperta artistica. Ogni ambiente interpreta il suo ruolo funzionale attraverso un linguaggio visivo dedicato, in dialogo con la storia della medicina e della medicina trasfusionale in particolare, che attraversa i miti e le credenze attorno al tema “sangue”, sottolineandone la complessità. La serie fotografica allestita all’accettazione donatori, rende omaggio agli strumenti sanitari raccolti e conservati presso l’Archivio Storico del Policlinico di Milano: una rara collezione con oltre 2.000 pezzi provenienti da donazioni di medici (e/o loro familiari) che hanno prestato servizio nel nostro Ospedale. Pietro Cardoso li ritrae con un approccio tassonomico ma leggero che strizza l’occhio alla Pop Art. In attesa della visita medica le immagini si ispirano alle Wunderkammer rinascimentali, quei “gabinetti delle meraviglie” in cui uomini di scienza e grandi principi raccoglievano oggetti come chimere impagliate, automi, animali deformi o creature ignote per motivi di studio o per suscitare stupore e curiosità nei propri ospiti. Ne “Il Filo Rosso”, l’immaginario della Wunderkammer è stato l’ispirazione per una narrazione, per immagini, libera e non cronologica, sulle origini e lo sviluppo delle pratiche di trasfusione e del salasso del sangue nel corso dei millenni. Entrando ci si ritrova spaesati, circondati da un mosaico di miti e scoperte, fantasie, superstizioni, leggende, fedi religiose e dottrine mediche. Man mano che ci si sofferma sulle singole illustrazioni, lo spaesamento lascia spazio alla meraviglia e al desiderio di conoscenza e approfondimento storico, scientifico, popolare. Infine, in attesa della donazione, l’artista ci propone quattro ingrandimenti, al microscopio elettronico, di tessuti ricchi di vasi sanguigni dell’intestino umano. Le immagini, catturate a scopo medico scientifico, rivelano un’inaspettata bellezza estetica. La struttura delle cellule stimola la fantasia e richiama un paesaggio surreale fatto di creste montane o lussureggianti prati fioriti, coralli marini e topografia lunare. Un invito a perdersi, prima di entrare in sala donazione, nell’armonia e nell’eleganza delle architetture biologiche del nostro corpo, umano. Il Filo Rosso | 9
L’intenzione del creatore di questo microcosmo è di mantenervici l’anima, che egli vi ha messa come un ospite, e la vita. La vita consiste nel sangue; e il sangue è la sede dell’anima. Perciò una sola è la fatica di questo mondo, cioè forgiare continuamente sangue. François Rabelais
Accettazione donatori | 13
Scatole di siringhe. Collezione Scientifica, Archivio Storico, Policlinico di Milano. Microscopio. Collezione Scientifica, Archivio Storico, Policlinico di Milano. Manometro. Collezione Scientifica, Archivio Storico, Policlinico di Milano. Test dell’emoglobina, realizzato con pungidito automatico. Collezione Scientifica, Archivio Storico, Policlinico di Milano. | 15 14 |
Attesa visita medica | 17 Sede dell’anima e della virtù, o vettore di impurità e squilibri? Elisir da assumere per rinvigorirsi, o liquido mortifero da eliminare per disintossicarsi? Nella storia, il sangue fluisce lungo un ambiguo confine tra sacro e profano, scienza e superstizione, vita e morte. Scorre in vene e arterie, irrorando di vita il corpo come la linfa di un albero, sospinto dal cuore, pendolo dell’esistenza, che ne scandisce il flusso. Dall’antico Egitto agli albori del XX secolo, la duplice natura del sangue si è riflessa in pratiche mediche, politiche e rituali essenzialmente opposte, ma complementari nel significato, di sangue versato e di sangue assunto. Liquido insostituibile e tutt’oggi non replicabile dalla medicina moderna, esso riemerge di rado nel discorso pubblico, nonostante la sua vitale importanza. Al di fuori dell’ambito medico, pratiche di sangue sopravvivono in rare – e talvolta illegali – forme, quali riti di tradizioni arcaiche, o contesti immersi in un’aura intrisa di taboo, mistero e superstizione. Nella sfera pubblica, i suoi riferimenti possono unire le persone o trasformarsi in pericolose discriminazioni e atti di violenza; allo stesso tempo, la narrazione mediatica di conflitti e episodi di cronaca parla sempre del sangue altrui – mai del proprio. Eppure, questo distacco della società odierna dal rosso liquido ematico è apparente: stride con l’importanza e potenza intrinseca del sangue, quale vettore e luogo delle funzioni vitali più essenziali, che lo rendono sostanza sacra per ogni essere. Il viaggio del sangue nei millenni ha toccato culti antichissimi, ossessioni alchemiche, grandiosi riti di partecipazione collettiva e molto di più . Oggi questo ‘oro rosso’ è tesaurizzato nelle banche ospedaliere che vivono di donazioni volontarie, odierni atti di sacrificio per l’estraneo che può essere ognuno di noi. Questo lavoro esplora la continuità e la varietà di prospettive in cui il mistero del sangue si è riproposto in pratiche radicate e diffuse globalmente attraverso i secoli. Da rituali religiosi, passando per atti di magia fino alle consolidate pratiche mediche odierne, il sangue entra ed esce dal corpo, esercitando funzioni ora purificatrici, ora rinvigorenti. Nell’infinità di forme in cui si realizza questo doppio andamento, il sangue disegna la mappa fondamentale su cui scorrono le vicende umane di tutti i tempi.
Il passaggio dalle Metamorfosi di Ovidio, in cui Medea sostituisce il sangue del vecchio Esone con un filtro contenente anche il sangue di due agnelle per ringiovanirlo, è la più antica testimonianza letteraria di una ‘trasfusione’ a scopo rinvigorente. E dovunque il fuoco ha schizzato schiuma dal cavo bronzo e gocce bollenti son cadute per terra, la terra verdeggia, spuntano fiori e teneri prati. Ciò visto, Medea, impugnata la spada, taglia al vecchio la gola, fa uscire il sangue vecchio, lo colma di succhi: se ne imbeve Esone per bocca o per la ferita, barba e capelli, deposta la canizie, riacquistano il color scuro. L’aria emaciata scompare, spariscono vecchiaia e pallore, le scavate rughe del corpo si riempiono di polpa, le membra sono piene di forza. Esone osserva stupito e ricorda se stesso cosi una volta, quarant’anni prima. (Da: Ovidio, Metamorfosi, libro VII, vv. 282-293) 18 |
Mentre si preparano per il turno successivo, due gladiatori osservano l’arena: un combattente è a terra, disarmato e sovrastato dall’avversario che ora lo ha in pugno. Subito lo stadio esplode in un boato di festeggiamenti e insulti. Un mare di pollici versi si leva dagli spalti, un gesto secco e veloce della lama nel collo consegna al pubblico il suo vincitore. Il sangue dei gladiatori, da bere direttamente dalle loro ferite, era un modo per curare chi soffriva di epilessia al tempo degli antichi romani. Moreno Carbonero, Jose (1882), Gladiatori dopo il combattimento, Museo del Prado, Madrid. Il gladiatore trionfante saluta la folla e ringrazia le autorità, allontanandosi dal cadavere: dal bordo dell’arena di combattimento alcune persone si avventano sulla ferita giugulare dell’ultimo lottatore. “Ecco i morbosi assetati!” esclama il guerriero più anziano, infilandosi l’elmo. Il più giovane fa una smorfia, raccoglie il suo tridente e pronuncia le sue ultime preghiere agli Dei. L’assunzione diretta del sangue ha toccato ambiti sacri e mondani. Inserendosi nel complesso rapporto tra religione e scienza, il sangue è stato oggetto di ricerche alchemiche, volte a distillare quella ‘quintessenza’ che avrebbe ristorato le forze e protetto il corpo da tutti i mali – opinione condivisa tanto da santi cattolici come Alberto Magno, quanto da scienziati ‘laici’, come Marsilio Ficino. Non solo rivitalizzante o ‘elisir di lunga vita’: una coppa del loro sangue condivisa tra sposi Zulu ne sancisce e rafforza il legame a un livello simbolico più viscerale del mero riconoscimento sociale della loro unione. Nel laboratorio sotterraneo una luce fioca illumina gli strumenti dell’alchimista. Alambicchi, ampolle e calderoni di ogni misura proiettano le loro ombre tremolanti alle pareti, corredate di mensole con vasi di ingredienti oscuri ed esotici. Un fumo denso dall’odore acre riempie la stanza, mentre un uomo incappucciato sta maneggiando attrezzi dalle forme bizzarre. “Finalmente!” esclama trionfante “La quintessenza del sangue umano! L’elisir che ridà la vita anche a un moribondo”. Alambicco per la distillazione. Istituto di storia della scienza, Philadelphia. Uno dei riti che sanciscono l’unione matrimoniale è la condivisione tra gli sposi di una coppa del loro sangue. Caney B.W, Sciamano Zulu, Wellcome Collection. San Alberto Magno (1206-1280) è considerato uno dei maggiori teologi del Medioevo. Oltre a essere un rappresentante religioso, era filosofo, medico, ricercatore e sosteneva l’assunzione diretta del sangue per migliorare la propria salute. Marsilio Ficino (1433-1499) è stato un filosofo, medico e alchimista rinascimentale che ha fondato la scuola Neoplatonica a Firenze. Ricercò la quintessenza del sangue umano come elisir di lunga vita. Incisione della Scuola italiana (data sconosciuta). Coppa Zulu, Wellcome Collection. Calice per la messa (1450), Walters Art Museum, Baltimora. | 21 20 | Van Gent, Joos (1480), San Alberto Magno. Galleria Nazionale delle Marche, Urbino.
Nei Devi Bhagavad Purana la dea Kali deve bere tutto il sangue del demone Raktabija per evitare che le gocce delle sue ferite lo facciano rinascere in nuove forme. Assumerne il sangue, o offrirlo agli dei come loro nutrimento, rappresenta la vittoria totale sul nemico, il supremo trasferimento delle sue forze al vincitore. In questo mito indiano, il significato si amplia: chiamata a combattere il semidio Raktabija, la dea Kali deve raccoglierne ogni goccia di sangue persa prima che tocchi terra. Raktabija infatti rinasce in una nuova forma da ogni goccia. Con l’aiuto della dea Durga, Kali beve tutto il sangue di Raktabija: non solo mette il nemico sotto il suo controllo, ma purifica e protegge il mondo assumendo su di sé tutto il sangue malefico che lo contamina. Il mito insegna inoltre a conquistare i demoni interiori, insicurezze e paure, per elevarsi al di sopra dei propri limiti. Il pellicano nei bestiari medievali si ferisce e nutre i suoi piccoli con il suo sangue. É una figura metaforica di Gesù Cristo che si sacrifica per l’umanità. Tessuto indiano (1750-1800), Smithsonian Design Museum, New York. Nei bestiari medievali, il pellicano è un leggendario uccello che si ferisce al cuore e sacrifica il suo sangue per salvare i suoi piccoli dalla fame. È stato assorbito dall’iconografia cristiana quale figura christi. In questo caso il rapporto sinergico e prolifico tra sangue versato e sangue assunto è più evidente. O Kali dagli Occhi Grandi! Lascia che io infligga un colpo dopo l’altro a Raktabija, così che tu potrai berne velocemente tutto il sangue, mentre distruggiamo le sue forze. O Camunda! Così tutti i Danavas saranno sterminati e consegneremo a Indra, signore dei Devas, il suo Paradiso senza alcun nemico; così potremo tornare con gioia nei nostri luoghi, in pace. (Da: Devi Bhagavata, Purana, libro V, cap. 29) | 23 22 | La trasfusione di sangue ha avuto un percorso lungo e tortuoso prima di giungere alla forma che conosciamo attualmente. Una tecnica sicura ed efficiente di trasfondere sangue arriva dopo millenni, per ovvi limiti di conoscenze anatomiche e di tecnologie disponibili. Nonostante non fossero conosciute le proprietà fisiologiche del rosso liquido, l’associazione tra il sangue e l’energia vitale risale almeno all’antica Grecia, da cui ci giunge il primo esempio scritto di un pensiero sulla trasfusione. È improprio, tuttavia, parlare di ‘trasfusione’, poichè lo scambio avviene per via orale, ovvero bevendo il sangue dell’altro. Lo scopo primario è cambiare il sangue per cambiare il corpo, e cambiando il corpo cambiare i costumi: riacquisire forze dal rosso altrui, e magari qualcosa di più. Il coraggio dal sangue di un leone, la mitezza dal sangue di un agnello, la forza dal sangue di un toro... Considerando l’intreccio indiscusso tra il sacro e il profano, tra la medicina e la magia e tra la scienza e la superstizione nei secoli, non bisogna liquidare come ignoranti o ingenue credenze di questo tipo. Esse sono coerenti con le visioni del mondo in cui sono sorte, e sopravvivono simbolicamente in ritualità liturgiche e in narrazioni vampiresche che ritornano con ricorrenza. Il mistero e il fascino del sangue persistono, irrisolti.
Il salasso è stata una pratica popolare e controversa nella storia della medicina. Fin dall’antica Grecia, e con una distribuzione geografica vastissima, si ritiene sia la panacea per numerosi mali, secondo la teoria degli umori di origine pitagorica. Questa afferma che il sangue, il flegma, la bile nera e la bile gialla determinano lo stato di salute di una persona. Ogni umore è associato ad una stagione dell’anno e a uno dei quattro elementi: lo squilibrio tra gli umori è ritenuta la causa dei malesseri, da curare con versamenti di sangue per ristabilire l’ordine tra essi. Tavola anatomica (1756) di Von Haller, Albrecht. Fino al XVII secolo il salasso era considerato una terapia per tantissime malattie e disagi. Il curatore, che spesso era un barbiere, un presunto mago o un semplice ciarlatano, utilizzava calendari astrologici per determinare il momento e il punto del corpo in cui effettuare il prelievo. Tavola anatomica di Pietro Mascagni (1823-1832), da Anatomiae Universae. Wellcome Collection. Tavola anatomica di Jakob Rueff (1580), De conceptu et generatione hominis, Wellcome Collection. Anche il firmamento è tenuto insieme dalle stelle, affinchè non si disperda; così come l’uomo è sostenuto dalle vene, perchè non si distrugga e non si disgreghi. E se le vene attraversano tutto il corpo umano, dalla testa ai piedi, altrettanto fanno le stelle nel firmamento. E proprio come il sangue si muove nelle vene, facendole a loro volta muovere e battere e pulsare, parimenti il fuoco si muove nelle stelle e le fa muovere. (Ildegarda di Bingen) | 25 24 | Riproduzione di Salasso (1480), Granger Collection, New York.
Le pratiche mediche sono legate a doppio filo con superstizioni, credenze religiose e precetti morali: insieme agli umori deteriorati, il salasso dovrebbe espellere quelle passioni e agenti maligni che, dal profondo dell’anima, si manifestano patologicamente. Il corpo e lo spirito sono influenzati a loro volta da eventi naturali esterni: dal Medioevo al XVII secolo, il curatore di turno determina il momento e il punto del corpo da far sanguinare sulla base di calendari lunari, teorie astrologiche e almanacchi. Calendario astrologico del XVI secolo, utilizzato per calcolare il salasso da effettuare, Wellcome collection. Scala di emoglobina di Tallqvist usata per dedurre dal colore del sangue dei pazienti eventuali forme anemiche. Theodor Waldemar (1900), Scala di emoglobina di Tallqvist, Istituto di storia della scienza, Philadelphia. Riproduzione da manoscritto medievale. | 27 Rappresentazione di angeli che praticano un salasso spirituale, Wellcome Collection
Nonostante i rischi del salasso siano noti, dal periodo medievale in poi è una pratica lasciata soprattutto nelle mani di barbieri, ciarlatani e sedicenti guaritrici. Per il salasso si utilizzano lamette e bisturi, sanguisughe e coppette che producono una depressione al loro interno. Nativi americani che praticano il salasso procurandosi una ferita con una freccia. Lionel Wafer (1699), Un nuovo viaggio e descrizione dell’istmo dell’America.. Tavola raffigurante i punti corporei di accesso per una trasfusione da animale a uomo. Johan Sigismund Elsholtz (1667), Clysmatica Nova. Wellcome Collection. Quirijn Van Brekelenkam (1868), Il salasso, Mauritshuis, L’Aia. Rosalba non sa se fidarsi di quella donna. Giravano voci strane sul suo conto, eppure tutti gli abitanti del paese, prima o poi, si erano rivolti a quella solitaria signora, con quel buffo uccello colorato arrivato da chissà dove in una gabbia. Ma il dolore alla testa era insopportabile e non aveva altra scelta. Lei è sicura? - chiede Rosalba con voce tremante - Il morso della sanguisuga nell’avambraccio inizia a far colare sangue nella bacinella. “Stai tranquilla, cara”, risponde l’anziana “Oggi la luna è in Marte e stiamo uscendo dall’influsso dello Scorpione. Tutti gli astri si allineano per la tua guarigione...” Medico sciamano africano che pratica un salasso con un corno di capra. Wellcome Collection. Bassorilievo rappresentante un salasso in epoca tarda Maya (700 d.C). Parte di un rito di sacrificio per le divinità. British Museum, Londra. | 29 28 | A sinistra: ciotola per raccogliere il sangue durante il salasso del XVI secolo. Le incisioni interne indicano la quantità di sangue versato. (Wellcome Collection). A destra: coppa di bronzo dell’antica Grecia per il salasso, (400-100 a.C), Wellcome Collection.
Al netto del grande fascino esercitato dalla trasfusione e dalle sue leggendarie proprietà, bisogna aspettare fino alla metà del XVII secolo prima che venga davvero presa in considerazione come pratica di comprovato valore medico. In seguito alla diffusione delle teorie di William Harvey sulle proprietà del sistema circolatorio, diversi scienziati iniziarono a sperimentare metodi di trasfusione diretta, da vaso sanguigno a vaso sanguigno con strumenti rudimentali. Mancando nozioni sulla compatibilità del sangue tra soggetti, le prime “donazioni” furono di agnelli, montoni, capre, con effetti opposti a quelli sperati. Visto lo sviluppo ormai inarrestabile del pensiero scientifico moderno, a fronte dei numerosi insuccessi, la trasfusione non fu oggetto di ricerca per un altro secolo e mezzo. Nel 1800 riprendono le ricerche sulla trasfusione e nel 1818 James Blundell, un medico inglese, effettua la prima trasfusione di sangue umano ad un paziente nella storia moderna. Blundell inoltre scopre l’importanza dell’utilizzo di sangue venoso per la trasfusione e vengono riportati gli effetti disastrosi di trasfusioni con sangue non compatibile. Il grande passo in avanti è compiuto dallo scienziato austriaco Karl Landsteiner: nel 1901 scopre tre dei quattro gruppi sanguigni (il gruppo AB viene scoperto poco dopo) e nel 1937 il sistema Rh, spianando la strada per trasfusioni di sangue sicure e controllate. Per il suo contributo, ha ricevuto il Nobel per la Medicina ed è considerato il padre della trasfusione moderna. Innocenzo VIII tentò di salvarsi la vita nel 1492 con una trasfusione di sangue da tre giovani ragazzi. Questi perirono dissanguati e nemmeno il pontefice recuperò la sua salute. È uno degli esempi più antichi di trasfusione di sangue da persona a persona. Pollaiolo (XVIII secolo circa), Ritratto di Papa Innocenzo VIII, Museo del monastero delle Orsoline, Calvi dell’Umbria. Tavola tratta dall’opera di William Harvey (1628) Exercitatio Anatomica de Motu et Sanguinis in Animalibus. Le forze vitali d’Innocenzo VIII svanivano rapidamente; egli era da tempo caduto in una specie di sopore, cresciuto qualche volta fino al punto di farlo creder morto a tutta la Corte. Si cercava invano ogni mezzo per ridestare la spenta vitalità del Papa, quando un medico ebreo propose di tentare con un nuovo strumento, la trasfusione del sangue: cosa tentata fino allora soltanto sugli animali. Il sangue del decrepito pontefice doveva passare tutto nelle vene d’un giovane che doveva cedergli il suo. Tre volte fu tentata la difficile prova, nella quale, senza alcun giovamento del Papa, tre giovanetti persero successivamente la vita. (Da: Pasquale Villari, Vita di Girolamo Savonarola, vol. I, p.140) | 31 30 |
Karl Landsteiner, lo scopritore dei gruppi sanguigni (1900 circa). William Harvey (1578-1657) fu un medico inglese che contribuì in maniera fondamentale alla comprensione dell’apparato circolatorio e delle funzioni cardiache. Incisione di Faithhorne, William (1653), Scottish National Portrait Gallery. Tutto ciò che sappiamo è ancora infinitamente poco rispetto a tutto quello che ancora non conosciamo. (William Harvey) Tavola raffigurante i quattro gruppi sanguigni, Laurence H. Snyder (1929), I gruppi sanguigni in relazione alla medicina clinica e legale, Wellcome Collection. | 33 32 |
Attesa donazione | 35
Scansione al microscopio elettronico di tessuti del colon ricchi di vasi sanguigni. | 37 36 |
Pietro Cardoso (Milano, 1995) è un artista visivo e fotografo. Formatosi come antropologo, concentra la sua ricerca sui contesti, fisici e metaforici, in cui dinamiche sociali, ambientali e storiche generano tensioni, contraddizioni e nuove possibilità narrative. Accanto alla pratica artistica, coltiva una forte passione per l’apicoltura e per gli sport invernali. I suoi lavori sono visibili sul sito pietrocardoso.com. Pietro Cardoso Riferimenti bibliografici Camporesi, P. (2017), Il sugo della vita. Milano: Il Saggiatore Cerquetti G. (ed) (2011), Bhagavata Purana. Trad. da Karuna Devi, P. Quarto Inferiore: OM Ildegarda di Bingen (2019), Cause e cure delle infermità, ed. da Calef, P. Palermo: Sellerio Editore Morselli, E. (1876), La trasfusione del sangue. Torino: Ermanno Loescher Ovidio (2015), Metamorfosi, a cura di Bernardini Marzolla, P. Torino: Einaudi Rabelais, F. (2017), [ca.1532] Gargantua e Pantagruele, ed. e trad. da Bonfantini, M. Torino: Einaudi San Tommaso d’Aquino (2017), Adoro Te devote, latens Deitas: preghiere per l’adorazione eucaristica, a cura di Villari, P. (2018), La Storia di Girolamo Savonarola e De’ suoi Tempi, Vol. 1. Forgotten Books 38 |
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