Origine del Covid 19: il salto di specie e l’ambiente

Esaminare con attenzione i fatti accaduti per capire se e dove sono stati commessi degli errori è la regola d’oro per evitare errori futuri.  In riferimento all’attuale pandemia causata da SARS-CoV-2, ciò è doveroso per gli interventi di tipo sanitario ma vale anche per altri ambiti, poco o nulla considerati. Per fare un esempio, risalire alle cause prime della pandemia è la premessa per riuscire ad attenuarne gli effetti e scongiurare nuove epidemie. Sull'origine del SARS-CoV-2 l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha avanzato sostanzialmente quattro ipotesi: incidente di laboratorio, passaggio di specie diretto dall’animale all’uomo (spillover del virus dal pipistrello all'uomo); diffusione attraverso un ospite intermedio; alterazione catena alimentare del freddo. Dopo la missione compiuta a Wuhan, e nonostante una difficile collaborazione con il Governo cinese, l’OMS ha recentemente respinto l'ipotesi dell'incidente di laboratorio considerandola come "poco probabile".  Più probabile sembra essere il salto di specie, o direttamente dal pipistrello (dove è stato riscontrato un Coronavirus geneticamente simile al SARS-CoV-2), o indirettamente attraverso animali noti per essere assai suscettibili al Coronavirus come pangolino, visone o zibello. Questa sembra essere l’ipotesi più accreditata dato che la distanza genetica tra il coronavirus dei pipistrelli e quello umano suggerisce che il virus sia arrivato agli esseri umani tramite un "ospite intermedio". La pandemia da Covid19 sarebbe quindi una zoonosi, ossia una malattia trasmessa dall'animale all'uomo.
Purtroppo queste zoonosi sono destinate ad aumentare a causa di attività umane, come monocolture industriali, allevamenti intensivi e deforestazioni che danneggiano l'habitat animale e portano a un pericoloso avvicinamento di molti piccoli mammiferi agli spazi antropizzati. Se vogliamo contenere gli effetti negativi di queste attività dobbiamo cercare di limitare i danni provocati dall’uomo all’ambiente in cui vive modificando, ove possibile, i nostri comportamenti. L’azione più urgente potrebbe essere quella di ridurre il consumo eccessivo di carne e pesce perché questo consumo è insostenibile e il benessere derivante dalla grande disponibilità di questi alimenti è solo temporaneo, ormai largamente sopravanzato da danni e rischi molto elevati. Ma come? Il primo passo è ridurre le porzioni (che si stima siano oggi circa il doppio di quelle in uso fino al dopoguerrra!): ciò porterebbe a indubbi vantaggi non solo per la salute ma anche per l’ambiente. 
Gli allevamenti intensivi di animali da carne richiedono infatti crescenti spazi agricoli per la produzione di mangimi, con relativo impiego di fertilizzanti e pesticidi, ma anche di massicce deforestazioni per liberare sempre nuove aree da destinare alla produzione dei mangimi. Si calcola che oggi il 43% della superficie terrestre venga utilizzata per la produzione di cibo. Il danno che ne deriva alla biodiversità e all’habitat di animali e insetti è molto pesante, con estinzione di molte specie (quali gli insetti impollinanti) e dislocamento di altre verso luoghi inconsueti e troppo vicini all’uomo. Anche la pesca intensiva altera gravemente la biodiversità di esseri marini e si associa agli effetti dei cambiamenti climatici, come l’acidificazione degli oceani e il riscaldamento globale, nel determinare condizioni sfavorevoli alla vita di molte specie di organismi viventi. Da queste alterazioni dell’ecosistema originano fra l’altro derivano quelle zoonosi ripetute che talora si trasformano in pericoli mortali per il genere umano e gli animali.
In quest’ottica si deve anche far cessare il consumo eccessivo di suolo, come sta accadendo anche in Italia con la crescente cementificazione che ci affligge da anni. Il suolo è la sede di interazioni ed equilibri tra specie diverse di microorganismi, funghi ed invertebrati, indispensabili per assicurare nutrimento e resistenza a piante e altri organismi viventi garantendo la vita sulla terra. Senza contare che quando nelle città si sceglie il cemento invece del verde si arreca anche un grave danno al benessere psicofisico delle persone, che si trovano del tutto disarmate rispetto all’inquinamento assai pericoloso di gas, polveri e rumori generati dalla convulsa vita cittadina.
Solo se ognuno di noi farà la sua parte per ripristinare un ambiente migliore potremo sperare di salvarci dagli sconvolgimenti del clima e dalle epidemie, migliorando nel contempo la nostra vita.

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