Racconto di Natale: la magia del dono

La capacità della nostra Associazione di accogliere, accompagnare e contattare i donatori di sangue si fonda largamente sulla generosità e la sensibilità di persone che hanno deciso di dedicare parte del proprio tempo libero a un’attività di volontariato. Sono circa un centinaio i volontari che, in condizioni di normalità, prestano servizio nelle diverse aree di attività dell’Associazione.
Tra queste persone c’è Annamaria Troisi, volontaria di lungo corso, che ha voluto condividere con noi la sua storia e le motivazioni che l’hanno avvicinata alla nostra Associazione.
Di seguito riportiamo il suo racconto perché possa essere uno stimolo per altre persone a intraprendere un’attività di volontariato.
Queste poche righe, cariche di entusiasmo e di generosità, ci sembrano particolarmente adatte a questo periodo e alla sua festa più significativa, il Natale, per non dimenticare mai quanto sia importante donare perché “quello che doniamo oggi ci tornerà, domani, amplificato”. Lo sanno bene i nostri donatori che, pure in un anno orribile come questo, hanno saputo vincere ogni timore e ogni perplessità recandosi al Centro Trasfusionale per la donazione. Donatori fermi da tempo, giovani appena maggiorenni, intere famiglie hanno deciso di offrire in dono a persone più sfortunate e bisognose, i malati del Policlinico e di altri dieci ospedali di Milano, quanto hanno di più prezioso: Il loro sangue. Questo racconto è dedicato a loro.  (a.p.)

1980
Era l’inverno tra il 1980 e il 1981 e la mia cara amica Antonia Pellegrini mi invitò a partecipare a una riunione del Centro Trasfusionale sull’argomento: “Come portare a conoscenza dei presidi delle scuole e degli insegnanti, l’importanza della donazione di sangue”. Il professor Sirchia era convinto che, con l’aiuto dei volontari e coinvolgendo gli alunni delle scuole elementari in forma di gioco, si sarebbe potuto ampliare il numero di donatori e fare educazione civica.
La mia amica sapeva che ero la rappresentante della classe di mio figlio, e che, di conseguenza, sarei stata più facilitata a stabilire un primo contatto tra il Preside e i medici del Centro, così mi coinvolse.
Alla scuola l’idea piacque molto e i giovani dottori Barbara Nardi e Giuseppe Piccolo incontrarono i bambini per spiegare il tema e aiutarli a partecipare al concorso “Storia di una goccia di sangue” e consegnarono loro un tesserino in cui inserire i nomi di amici e/o parenti che si impegnavano a fare una visita al Centro per donare. La gara tra compagni per riempire il tesserino era partita: tutti loro volevano sentirsi degli eroi. E noi genitori, da parte nostra, sappiamo bene quanto i nostri figli siano bravi a strapparci un consenso e così, grazie a loro, siamo diventati donatori di sangue!
Il 23 maggio 1981 nell’Auditorium dell’Istituto Beato Angelico di Milano si svolse la premiazione. Quanta emozione nel ricordare quella sala piena di bambini trepidanti dalla voglia di scoprire il vincitore. Per me fu ancora più emozionante scoprire che proprio la classe di mio figlio, la 3a C di via Bergognone, aveva raccolto il maggior numero di timbri sui tesserini, e vedere i loro disegni incorniciati ad abbellire la sala d’attesa del Pad. Marangoni.
Da questa esperienza ebbi la carica e la motivazione per continuare ad aiutare l’Associazione a promuovere la donazione di sangue e l’adesione alle altre associazioni del dono (AIDO e ADMO).

1982
Fu l’inizio del mio volontariato presso il Centro Trasfusionale. All’epoca, la sede era in via Lamarmora e lì, almeno una volta alla settimana, accoglievo i donatori con una parola gentile, offrivo loro del the o dell’acqua, perché tutti sappiamo quanto sia importante una buona idratazione per donare il sangue senza rischi; e alla fine della donazione li aiutavo con il cerotto: sigillo della loro generosità verso tanti pazienti!

1985
Mi presi l’impegno, con le amiche che già collaboravano con me da almeno 3 anni alla parrocchia San Vincenzo, di gestire (ogni 3 mesi) i locali e la zona ristoro della chiesa Santa Maria del Rosario, messi a disposizione dal parroco Don Beretta per la donazione di sangue. Si formò così un gruppo di supporto nelle varie fasi della donazione (accoglienza e ristoro), per fare in modo che medici, infermieri e tecnici lavorassero al meglio.
Quante soddisfazioni anche dai miei parrocchiani, puntuali a ogni trimestre, e quanti complimenti per le torte che preparavo a seconda della stagione!

1987
Finalmente, dopo tanti anni trascorsi ad accogliere i donatori, anche la mia voglia di donare venne esaudita e diventai una donatrice di plasma (sono microcitemica e non potevo donare sangue intero): che soddisfazione!

Dal 1990 a oggi
Nel maggio del ‘90 ci trasferimmo tutti al Padiglione Marangoni e da allora sono presente ogni venerdì mattina, in sala d’attesa per la visita medica, a disposizione di tutti i donatori per informazioni e consigli. Parlo della mia esperienza e delle mie convinzioni con i nuovi donatori sperando di motivarli a continuare a donare e magari a coinvolgere altri donatori, li ringrazio per la sensibilità e il tempo che trascorrono con pazienza presso il Centro. Purtroppo il COVID mi ha costretto a sospendere momentaneamente questa attività che spero di riprendere appena cessato l’allarme.

Quarant’anni di ricordi sono proprio tanti. Ho sempre aderito con entusiasmo alle diverse iniziative promosse dall’Associazione e ho conosciuto un numero incredibile di belle persone: amici volontari, medici, infermieri, impiegati, tecnici e tutti coloro che lavorano ogni giorno per la salute dei donatori e per garantire all’Ospedale il sangue necessario a tutti i pazienti. Approfitto di questo spazio per ringraziarvi tutti: mi avete dato tanta amicizia e nel momento del bisogno ho avuto la fortuna di avere il supporto di specialisti per mio figlio (30 anni fa si scoprì affetto da Morbo di Crohn), sempre presenti, con la vostra competenza o anche solo con una parola di sostegno per me.
Ma il mio pensiero va soprattutto ai donatori, che non si sono fermati nemmeno in questo brutto momento, spinti dal desiderio di donare quanto hanno di più prezioso perché donare è una parola magica!
Donare quello che si può, anche il proprio tempo, perché no? È l’invito che voglio fare a chi avrà avuto la pazienza di arrivare in fondo al mio racconto: diventate volontari perché, rubando le parole di un premio Nobel per la letteratura, “Io sono dell’opinione che la vita appartenga alla comunità e fintanto che vivo è un mio privilegio fare per essa tutto quello che mi è possibile”.

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