SARS-COV-2: facciamo il punto

Persistenza del virus, protezione, vaccinazione, facciamo il punto con il prof. Ferruccio Bonino, ex-direttore scientifico della Fondazione IRCCS Cà Granda, Ospedale Maggiore Policlinico.

Il virus Sars-Cov-2 si sta rapidamente adattando alla specie umana selezionando varianti sempre più infettive, ma anche meno patogene. Ne consegue che, a fronte del un numero enorme di soggetti infetti (per lo più asintomatici), sono pochi coloro che accusano sintomi di malattia ‘mucosa’, ossia caratterizzata da secrezione di muco (raffreddore/tosse senza febbre), ‘mucosa’ e sistemica benigna (raffreddore/tosse con febbre), ma soprattutto i pazienti con malattia sistemica maligna (febbre, polmonite e altre complicazioni sistemiche gravi).
Il problema rimane la resilienza dei sistemi sanitari locali di fronte al numero di pazienti con necessità di ricovero. A tale proposito semplicemente monitorizzando l’andamento del numero di ricoveri ospedalieri (ordinari e in terapia intensiva) è possibile, in base all’accelerazione settimanale dei ricoveri, predire con largo anticipo la necessità o meno di misure restrittive da applicare a livello locale in funzione della specifica recettività ospedaliera (vedi algoritmo che abbiamo preparato con la SSSA di Pisa e che è stato usato da alcune Regioni efficacemente).

Come proteggersi dal virus
Come è stato sempre evidente sin dagli esperimenti sui primati, i vaccini anti-Sars-Cov-2 proteggono molto efficacemente dalla malattia (COVID) sistemica grave ma non proteggono dall’infezione e re-infezione. Perciò, analogamente a quanto succede per i raffreddori comuni, l’immunità acquisita con vaccino, come quella naturale dopo una prima infezione, non protegge dalla recidiva infettiva che può ripetersi in modo asintomatico o causare malattia ‘mucosa’ (raffreddore) o sistemica (febbre) non grave . La re-infezione con raffreddore e febbre, ovvero una risposta infiammatoria lieve, fa da booster dell’immunità e, con opportuni dosaggi degli anticorpi neutralizzanti il virus, dopo ciascun nuovo episodio di COVID è documentabile l’aumento del livello sierico degli anticorpi. 
Ci sono evidenti differenze individuali nella capacità immunitaria innata: alcuni soggetti si infettano ripetutamente mentre altri dello stesso nucleo di promiscuità non presentano re-infezioni. Solo la mascherina (FFP2) e il distanziamento riducono significativamente il rischio di contagio, tanto che il virus per mantenere un tasso infettivo elevato ha dovuto (in seguito ai lockdown e a distanziamenti prolungati) selezionare varianti al limite superiore della sua potenzialità infettiva.

La quarta dose …
Non c’ è dubbio che gli attuali vaccini proteggano da COVID severo (ovvero malattia con rischio di ricovero in Ospedale indipendentemente dal tipo di variante virale), perciò è giusto proporre il richiamo con la quarta dose nei soggetti over 60 ‘fragili’ per ridurre il rischio di malattia grave e, soprattutto sul piano sanitario generale, per evitare il rischio d’intasamento degli Ospedali con malati COVID.
Per gli over 60 non fragili e senza problemi si potrebbe evitare di iperstimolare immunologicamente chi ha livelli elevati di anticorpi antivirali neutralizzanti anche alla luce del fatto che spesso chi è vaccinato ha avuto comunque infezioni post-vaccino che usualmente (se sopratutto con febbre) fungono da ottimo booster dell'immunità. 
Purtroppo mancano riferimenti standard per specificità diagnostica e titolo anticorpale di riferimento. Tuttavia ogni laboratorio che esegua il test per gli anticorpi neutralizzanti, indipendentemente dai kit in uso, conosce il range di valori riscontrati e ogni risultato che è uguale o superiore alla media Gaussiana di tutti i valori è indice di una persistente, adeguata risposta immune a pregressi stimoli. Più semplicemente si può concludere che un livello di anticorpi è verosimilmente significativo quando rientra nella fascia di valori più alti del singolo laboratorio: in questo caso si può attendere a fare il richiamo.
Infine, i dati dimostrano che i vaccini attuali proteggono dalla malattia COVID grave da qualsiasi variante virale finora comparsa, anche se non hanno mai protetto dall’infezione sin dall'inizio del loro uso. Non c'è quindi bisogno di attendere vaccini modificati, almeno per ora.

Condividi questo articolo