Il viaggio della nostra sacca

“Ho donato…e ora?”
Almeno una volta nella vita, dopo la donazione di sangue, ti sarà capitato di domandarti cosa succede alla tua sacca di sangue una volta che l’ago viene tolto dal braccio.
Per scoprirlo, seguiamola oltre la sala donazione ed entriamo nel laboratorio del Centro Trasfusionale.
Durante la donazione, il sangue viene raccolto in un sistema quadruplo di sacche: una primaria e tre satelliti, tutte collegate tra loro in un circuito chiuso. Questo sistema consente di separare i diversi componenti del sangue senza esporli all’ambiente esterno e di conservarli secondo modalità specifiche, mantenendo la sterilità dell’unità donata. Se il circuito perde la propria integrità, gli emocomponenti possono contaminarsi e non possono essere trasfusi.
Quando la sacca arriva in laboratorio, inizia il suo percorso di scomposizione con la centrifugazione. La sacca viene inserita all’interno di una centrifuga, che separa i vari componenti del sangue e li stratifica in base alla loro densità. Sul fondo troviamo la parte cellulare più pesante, ovvero i globuli rossi; poi un sottile strato intermedio, che si chiama buffy coat, contenente globuli bianchi e piastrine, e infine, nella parte superiore, resta la parte liquida del nostro sangue, il plasma.
Dopo la centrifugazione, la sacca viene collocata su uno scompositore automatico dotato di fotocellule, in grado di riconoscere il passaggio da uno strato all’altro. Attraverso una pressione controllata, il plasma e i globuli rossi vengono trasferiti nelle rispettive sacche dedicate, mentre il buffy coat, dal quale saranno ricavate le piastrine, rimane nella sacca primaria.
A questo punto del processo possiamo trovare in tre sacche diverse i tre principali componenti del sangue.
Globuli rossi
I globuli rossi sono le cellule del sangue che, grazie all’emoglobina, trasportano l'ossigeno dai polmoni a tutti i tessuti. La loro trasfusione può essere necessaria, per esempio, in caso di anemia grave o di importanti perdite di sangue. Nella sacca a essi dedicata è presente una soluzione conservante, il SAG-Mannitolo, che contribuisce a mantenerli vitali. I globuli rossi, infatti, utilizzano il glucosio per il loro metabolismo e hanno bisogno di condizioni adeguate per mantenere nel tempo la propria funzionalità e la capacità di trasportare ossigeno. Così facendo può essere conservata per 42 giorni in emoteca a 4 gradi. L’emoteca è un armadio frigorifero adibito alla conservazione, alla gestione e alla distribuzione del sangue, del plasma e degli emoderivati.
Plasma
Il plasma è la componente liquida del sangue. È costituito prevalentemente da acqua e contiene proteine, tra cui l’albumina e le immunoglobuline, fattori della coagulazione, sostanze nutritive, sali minerali, ormoni e vitamine. Trasporta queste sostanze nell’organismo e svolge un ruolo fondamentale nella coagulazione.
La sacca del plasma, invece, viene congelata secondo tempi e condizioni specifiche, così da preservare le proteine e i fattori della coagulazione, entro sei ore dalla donazione di sangue ad una temperatura di -30 gradi. Il plasma congelato viene quindi conservato a basse temperature fino a -80 gradi per un massimo di due anni. Quando è necessaria una trasfusione, la sacca viene scongelata in condizioni controllate e, dopo le verifiche previste, può essere trasfusa al paziente. Una parte del plasma viene ulteriormente lavorata da case farmaceutiche per la produzione di farmaci plasmaderivati: prodotti salvavita per pazienti con alcune patologie croniche. Ad esempio, le persone affette da immunodeficienza primitiva si devono sottoporre a periodiche infusioni di immunoglobuline.
Il buffy coat e il pool piastrinico
Il buffy coat, che contiene soprattutto piastrine e globuli bianchi, può essere utilizzato per la produzione di concentrati piastrinici. Più unità provenienti da diversi donatori possono essere riunite per ottenere un pool piastrinico destinato alla trasfusione.
Le piastrine sono elementi del sangue fondamentali per arrestare le emorragie e favorire la coagulazione. Vengono trasfuse, per esempio, ai pazienti che ne hanno un numero molto basso o che presentano un elevato rischio di sanguinamento.
La trasfusione di piastrine presenta una particolare difficoltà organizzativa per i Centri trasfusionali, principalmente per due motivi. In primo luogo, per per ottenere una dose terapeutica di piastrine da sangue intero sono necessari cinque donatori; in secondo luogo le piastrine hanno una conservazione limitata: vengono mantenute a temperature controllate e possono essere conservate per soli cinque giorni dalla donazione
E alla fine del viaggio? Il sangue donato arriva al paziente che ne ha bisogno. Nel nostro caso specifico, il sangue donato al Policlinico, oltre che al Policlinico stesso e alla Clinica Mangiagalli, arriva alle persone fragili di una decina di ospedali della rete di riferimento, tra cui l’Istituto Europeo di Oncologia, il Centro Cardiologico Monzino e il Gaetano Pini.
La sacca che tu lasci al Policlinico mentre ti gusti il panino al bar inizia il suo viaggio, e arriva molto più lontano di quanto immagini, raggiungendo molte più persone di quanto pensi.