OltreConfine. Il tutto è più della somma delle singole parti

Lo scorso 12 giugno, nel giardino del Padiglione Marangoni, abbiamo celebrato le donatrici e i donatori che hanno compiuto 50 e 100 donazioni nell'arco della loro vita. Un traguardo che per noi non è mai solo un numero: è anni di impegno, scelte silenziose e costanti, il rinnovo silenzioso di una promessa di responsabilità.
Riconoscere questo traguardo è doveroso e lo abbiamo fatto con OltreConfine, una pubblicazione di cui le donatrici e i donatori sono stati resi protagonisti: non come nomi di un elenco, ma come membri indispensabili di un ecosistema complesso che ci lega gli uni agli altri più di quanto immaginiamo. Accanto ai loro volti e alle loro parole, sono state affiancate le parole dei rappresentanti di AIP (Associazione per le Immunodeficienze Primitive) e quelle delle dottoresse del Centro Malattie Rare del Policlinico così come la testimonianza di un paziente e della sua famiglia.
Ogni donatrice e donatore che ha scelto di tendere il braccio ha compiuto un gesto che va ben oltre il singolo momento. Ogni sacca entra in un sistema che trasforma, cura, rigenera e salva. Il sangue diventa un bene collettivo, da custodire con responsabilità.
Quella mattina, a celebrare le donatrici e i donatori benemeriti hanno portato il loro contributo anche Daniele Prati, Direttore della Medicina Trasfusionale, Matteo Stocco, Direttore Generale, Fabio Blandini, Direttore Scientifico, Marco Giachetti, Presidente del Policlinico di Milano e Nicola Orfeo, Direttore Sanitario, insieme ai rappresentanti delle Associazioni del territorio, a tanti direttori del nostro Ospedale e ai sostenitori della nostra mission. Una presenza numerosa, che ha confermato quanto questo lavoro sia davvero collettivo.
Voi donatrici e donatori siete la parte attiva di un cambiamento positivo che non esisterebbe senza di voi. Siete la goccia che cade nell'acqua e genera un'onda: il vostro gesto individuale diventa un moto che si allarga, raggiunge rive lontane, tocca vite che non avremmo mai immaginato di poter sfiorare.