Rivoluzionare il sangue: le storie di Janet Vaughan e Ruth Sanger

Oggi, 11 febbraio, è la Giornata Internazionale delle ragazze e delle donne nella scienza, e vogliamo riflettere con voi su un contributo che per molti decenni è rimasto invisibile: quello delle donne che, con il loro lavoro scientifico, hanno cambiato il corso della medicina e migliorato la vita di milioni di persone.
Secondo Eurostat, l’ufficio statistico della Commissione Europea, circa il 40% delle persone laureate in materie STEM è di sesso femminile, quindi su 100 circa 40 sono donne, e il numero continua a crescere di anno in anno. La presenza sempre più visibile delle donne nella scienza, nello sport e in molti altri ambiti sta offrendo alle bambine e alle giovani donne modelli di riferimento per il loro futuro.
Anche la donazione di sangue, oggi considerata un gesto semplice e sicuro, è il risultato di anni e anni di ricerca scientifica. Dietro ogni sacca di sangue ci sono studi, protocolli, controlli e conoscenze che hanno trasformato un atto di solidarietà in una cura affidabile. In questa storia di scienza e responsabilità collettiva, due donne hanno avuto un ruolo centrale: Janet Vaughan e Ruth Sanger.
Janet Vaughan (1899 - 1993) è stata una medica ed ematologa britannica, considerata una delle pioniere della medicina trasfusionale moderna. In un’epoca in cui le donne incontravano grandi ostacoli nell’accesso all’istruzione, Vaughan scelse di dedicarsi a un ambito complesso e ancora poco strutturato: la ricerca delle malattie del sangue e le trasfusioni, oltre agli effetti della radioattività sulle ossa e sul midollo osseo.
Si iscrisse alla facoltà di medicina al Somerville College, un college femminile nell’università di Oxford: l’accesso a medicina non fu immediato, ma determinata a inseguire la sua aspirazione riuscì a passare al terzo tentativo. Si laureò con il massimo dei voti e proseguì la sua formazione a Londra, conducendo uno studio clinico che le aprì la strada nel campo della ricerca sul sangue, passione che la accompagnò per tutta la vita.
Durante la Seconda guerra mondiale il suo contributo divenne cruciale: contribuì allo sviluppo e all’organizzazione dei primi sistemi strutturati di raccolta, conservazione e utilizzo del sangue. In quel contesto la necessità di curare feriti civili e militari rese evidente quanto fosse urgente disporre un sistema efficiente per la raccolta. Janet Vaughan lavorò per rendere le trasfusioni più sicure, standardizzate e scientificamente fondate. Gli ospedali cittadini iniziarono a ricevere prontamente il sangue per i feriti, senza la preoccupazione di dover trovare, nell’emergenza bellica, donatori disponibili.
Grazie ai suoi studi il sangue iniziò a essere considerato non solo un’emergenza da gestire, ma una risorsa terapeutica da organizzare con criteri rigorosi. Questo passaggio è alla base delle moderne banche del sangue e dei sistemi di donazione volontaria che conosciamo oggi.
Se Janet Vaughan contribuì a costruire il sistema, Ruth Sanger (1918–2001) ne rafforzò le fondamenta scientifiche.
Sanger nacque in Australia, nel Queensland. Dopo la formazione universitaria e i primi anni di lavoro nel servizio trasfusionale australiano, si trasferì nel Regno Unito, dove svolse la parte più significativa della sua carriera scientifica.
Ematologa, immunogenetista e serologa, Sanger dedicò la sua vita allo studio dei gruppi sanguigni, un aspetto fondamentale per la sicurezza delle trasfusioni. In collaborazione con Robert Race, identificò e descrisse numerosi sistemi di gruppi sanguigni, ampliando le conoscenze ben oltre il più noto sistema AB0. Il loro lavoro, raccolto nel volume Blood Groups in Man, divenne per decenni il testo di riferimento internazionale per la medicina trasfusionale. Le ricerche di Ruth Sanger permisero di comprendere meglio la compatibilità tra donatore e ricevente, riducendo drasticamente il rischio di reazioni trasfusionali potenzialmente gravi. Oggi, ogni controllo effettuato prima di una trasfusione si basa anche sul lavoro meticoloso e scientifico portato avanti da Sanger.
I suoi studi ebbero inoltre un ruolo importante nella prevenzione della malattia emolitica del neonato, contribuendo a migliorare la sicurezza delle cure in ambito materno-infantile.
Le storie di Janet Vaughan e Ruth Sanger mostrano due aspetti complementari della stessa realtà. Da un lato, l’organizzazione e la gestione del sangue come cura; dall’altro, la conoscenza profonda delle sue caratteristiche biologiche. Ogni sacca di sangue donato è quindi il punto d’incontro tra solidarietà e ricerca, tra il gesto volontario di chi dona e il lavoro scientifico di chi ha reso possibile trasformare quel gesto in una cura salvavita.
Dietro ogni donazione c’è un gesto di altruismo, ma anche una lunga storia di ricerca che, a volte, non si conosce. Per noi oggi è importante celebrare le donne nella scienza, perché significa anche riconoscere che il loro percorso non è stato semplice, ma necessario.
Vaughan e Sanger hanno costruito il loro percorso in un mondo scientifico che offriva poche possibilità alle donne. Le difficoltà che hanno affrontato fanno parte della loro storia, ma anche del progresso che hanno contribuito a rendere possibile. Oggi, quelle strade si stanno finalmente aprendo, permettendo a nuove generazioni di ragazze e donne di avvicinarsi alla scienza con maggiore libertà e consapevolezza.